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Attaccato il sito web degli Accademici per la Pace

Pubblicato su 16 Gennaio 2016, 18:25pm

Tags: #accademici, #pace, #guerra, #hack, #internet, #libertà di espressione

Un gruppo di hacker chiamato YaSaRTIM ha attaccato il sito web creato per sostenere la petizione con cui alcuni accademici hanno recentemente accusato lo Stato turco di stare commettendo terribili violenze contro i propri cittadini. Gli accademici avevano lanciato un appello dal titolo “Non faremo parte di questo crimine.”

Gli hacker hanno cambiato la pagina principale del sito, sostituendola con la bandiera della Repubblica turca e con le bandiere degli altri 16 stati turchi fondati nel corso della storia. Inoltre all’apertura del sito suonava come musica di sottofondo il brano utilizzato da Recep Tayyip Erdoğan durante la sua campagna per le elezioni presidenziali.

Con un messaggio comparso sullo sfondo della bandiera, gli hacker hanno dichiarato: “Stiamo sequestrando il sito; d’ora in poi non avremo nessuna pietà! Le nostre operazioni continueranno finché non fermerete i vostri attacchi contro la Turchia. Non stiamo compiendo un’occupazione, questo è un atto di conquista!”

YaSaRTIM si autodefinisce con queste parole: “Il nostro gruppo è stato fondato nel 2008 sostenere il nostro popolo oppresso e per protestare contro quanto sta avvenendo nel mondo attraverso degli atti di hackeraggio. Le nostre operazioni continueranno finché la Russia non porrà fine ai propri attacchi. Il nostro obiettivo è colpire un milione di siti web.”

Il 12 gennaio il Presidente della Repubblica Erdoğan aveva criticato severamente gli Accademici per la Pace con una dichiarazione. Erdoğan, riferendosi ai firmatari della petizione come a “questi cosiddetti intellettuali”, aveva detto: “Un gruppo che si autodefinisce di accademici sta rivolgendo accuse gravissime allo Stato. Inoltre invita gli stranieri in Turchia Questo equivale a voler stabilire un protettorato sul Paese”. Sedat Peker, nel passato condannato per crimine organizzato, aveva minacciato gli accademici attraverso messaggi sui social media.

Gli accademici hanno dichiarato a BBC Turchia che prenderanno misure legali nel merito.

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